È il simbolo il principio, porta segreta a partire dalla quale l’invisibile diventa visibile. Se parlare d’amore in maniera esaustiva è complesso, esiste la possibilità di rappresentarlo, attraverso gesti ed oggetti carichi di valenze emotive, che sappiano esprimerne il senso, così etereo e ineffabile.

E se nelle cerimonie a cui siamo abituati a raffigurare il legame sono le fedi, nel rito scelto da Caterina e Andrea – quello celtico dell’handfasting – la complessità cresce.

In punta di piedi, con una presenza leggera e al contempo importante, Selene Farci, fotografa, ci offre testimonianza della bellezza che si è dispiegata tra le imponenti e suggestive pareti rocciose di Sa Speldula, in Sardegna, che ospita una tra le cascate più belle e spettacolari dell’isola.

“Il verde, gli alberi, lo scroscio dell'acqua, il cinguettio degli uccelli. Questi suoni, insieme ai profumi, ci fanno già sentire parte del mondo e della natura e dimenticare la frenesia e i nostri problemi. Si respira un'atmosfera magica negli ambienti naturali. Se in questo contesto si aggiunge l'unione di una coppia innamorata, non si può restare impassibili.” racconta Selene.

“Il matrimonio si svolge in mezzo alla natura, sacra per i Celti. Le prime cerimonie di questo tipo risalgono al 1200. Le mani degli sposi vengono legate con del nastro, gesto che sta a significare l'unione della coppia.”


Sull’altare, una stella incisa richiama le forze celesti, gli dei e gli elementi. Bolline e atham, ovvero falcetto e coltello, simboleggiano la purificazione e quattro ciotole raccolgono gli elementi: terra, acqua, fuoco e aria convergono con le proprie energie nel rito d’amore.

“In passato non venivano utilizzate le fedi, bensì un elemento che rappresentasse gli sposi: lo sposo intagliava nel legno un cucchiaio simbolo di unione e lo donava alla sposa, e così hanno fatto anche Andrea e Caterina, che si sono donati a vicenda anche due ciondoli, per invocare le divinità prescelte, ovvero Iside e Odino.”

“Gli sposi si sono scambiati due collane: Andrea ha donato a Caterina il simbolo del caos, mentre Caterina ha donato ad Andrea l'albero della vita. Il senso è il dono reciproco di se stessi:i due innamorati hanno posato reciprocamente le mani sul petto dichiarando “il mio cuore è il tuo cuore”.”

In uno scrigno  sono stati racchiusi i nastri dell'Unione, la candela simbolo del fuoco e e la pietra, simbolo della memoria, lavata e purificata, e con un calderone in rame gli sposi hanno offerto libagioni ai presenti, per ringraziare la natura e agli dei che hanno presenziato all'unione.

La splendida sensibilità di Selene ci guida alla scoperta del senso: “Ciò che è stato più emozionante di tutto questo rito è il motivo per cui è stato scelto: se col matrimonio civile gli sposi si accordano freddamente sul come trascorrere la propria vita insieme; se col rito cristiano gli sposi si promettono amore finché morte non li separi; con la celebrazione scelta da Andrea e Caterina gli sposi si uniscono per sempre.

Anche dopo la morte, infatti, le due anime continueranno a cercarsi e ritrovarsi. Una promessa decisamente intensa e coraggiosa! Ma il rito celtico è “2.0” sebbene abbia radici antiche: il rito infatti prevede un periodo di un anno e mese durante il quale gli sposi devono capire se le loro anime sono fatte per condividere l'eternità, in caso contrario, al termine di questo periodo, il matrimonio può essere sciolto.”

E ancora ci spiega: “In Italia la cerimonia celtica non ha valore giuridico se non è appoggiata ad un rito civile. La sacerdotessa che ha celebrato il matrimonio di Andrea e Caterina è Michela Chiarelli, una persona fantastica ed intensa, l'unica in Italia che per di Lignaggio Ereditario da sette generazioni celebra unioni da 22 anni.”

Ma cosa unisce la sensibilità di Selene Farci, personalità ricca e complessa, appassionata di libri fantasy quanto di polizieschi, a tutte le storie che con la sua fotografia ama raccontare?

“Le foglie che cadono lentamente dagli alberi in autunno, il profumo del terreno bagnato quando piove. Amo essere spettatore delle meraviglie che la vita ci regala e viverle con intensità. La fotografia mi ha sempre attratta. Giocavo da bambina con le macchine fotografiche dei miei genitori.

Quando andavo in gita me le prestavano per immortalare me stessa nei posti che visitavo ma io finivo sempre per fotografare le persone e le cose che mi circondavano perché mi sembrava più rilevante ricordare le mie emozioni di quei momenti, piuttosto che il mio volto statico.”

E riguardo alla sua professione, arricchita dalle competenze tecniche acquisite presso la Fine Art di Cagliari e, in una certa misura, da una formazione da giurista che rende lo sguardo più attento ai dettagli, Selene afferma con candore: “Non è stata una scelta voluta. È accaduto.”

E aggiunge: "Il matrimonio esiste e si svolge con o senza il fotografo. Io sono lì, una presenza costante e trasparente che racconta ciò che accade davvero, in tutte le sue sfumature, cercando di dare rilevanza alle emozioni, alla dolcezza ed al coinvolgimento tipico di un evento dolce ed unico come l'unione di una coppia.

Per poter fare questo serve professionalità. Anni di studi, continui aggiornamenti, tanti investimenti sia da un punto di vista del tempo sia da un punto di vista economico. Se è “facile” fotografare in un contesto perfetto e studiato, non è affatto facile fotografare in un contesto vero e reale, con tempi veri e reali e senza interagire coi soggetti."

"Talvolta mi capita anche di essere una guida. Gli sposi spesso non sanno bene come funziona questo grande evento e capita che scegliamo insieme tanti elementi o che mi chiedano aiuto per guidarli durante il giorno. Divento quasi un'amica, parte della famiglia. Non sono un operatore, sono un'invitata, anche se si tratta il più delle volte di persone con le quali non ci si conosceva in precedenza.”

A testimonianza di questo modus operandi, gli splendidi servizi di fidanzamento che potrete visionare sulla pagina della fotografa: “È uno dei passi che serve per entrare nella vita dei miei sposi. Ci incontriamo tante volte, trascorriamo del tempo insieme, facciamo una bella passeggiata romantica durante la quale cerco di ritrarli nella loro spontaneità, col minimo dell'interazione, per capire in che modo si rapportano tra loro, cosa gli piace fare, la loro personalità.

Spesso capita che dopo i servizi di fidanzamento restiamo insieme e andiamo a mangiare o bere qualcosa insieme. Ci aiuta ad entrare in sintonia e ad instaurare un legame. Quando poi arriva il grande giorno, io arrivo a casa loro, li vedo nei loro momenti più intimi e caotici.

Conosco la loro famiglia, le loro case, vivo con loro i momenti di commozione o anche qualche momento di rabbia dovuto alla tensione. E se c'è rapporto non c'è timidezza, non c'è un muro freddo che ci separa. E questo mi permette di raccontare le loro reali emozioni.”

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