Matrimonio

Matrimonio ebraico: un rito affascinante ricco di usanze e simbologia

I riti di matrimonio sono vari, ognuno unico nel suo genere e affascinante. In questo articolo ci occupiamo del matrimonio ebraico, presentando le sue caratteristiche principali. Buona lettura!

Simone Pagliarani

Il matrimonio ebraico ha un fascino indiscutibile e una connotazione profondamente simbolica. La sua funzione è molto coinvolgente perché ricca di usanze e rituali, tra cui nenie e litanie dal sapore mediorientale che gli sposi e tutti gli invitati devono conoscere. Ma in cosa consiste il matrimonio celebrato fra gli appartenenti alla Comunità Ebraica e qual è la procedura di tale rito religioso? 

Requisiti per la procedura matrimoniale

Il matrimonio con rito ebraico prevede una procedura ben precisa basata su principi e requisiti di fondamentale importanza, primo tra tutti è la professione dello stesso Credo. Il matrimonio ebraico è consentito difatti esclusivamente a persone della stessa religione; anche se può capitare che venga celebrato da alcuni rabbini, il matrimonio tra un ebreo e un non ebreo è vietato dal diritto ebraico e non ha alcuna validità. A differenza dei matrimoni cattolici, nel rito ebraico, qualora uno dei due non sia ebreo dovrà prima convertirsi e poi potrà finalmente contrarre matrimonio; ciò accade per far sì che vengano mantenute saldamente le radici e l’impegno degli ebrei nei confronti della fede.

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Un altro dei requisiti è la scelta del momento della celebrazione: il matrimonio ebraico non può essere celebrato durante lo Shabbat, cioè dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato, né durante le festività religiose, come la Pasqua ebraica o nelle ultime tre settimane dell'estate.

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Una volta fissata la data delle nozze e fatte le pubblicazioni, che non andranno affisse né di Sabato e né in altri giorni di festa ebraica, gli sposi consegneranno all’Ufficio Rabbinico i documenti per redigere la Ketubà, ovvero il contratto matrimoniale, che verrà benedetto e firmato durante il rito vero e proprio del matrimonio.

Una volta ultimata tale procedura, la sposa potrà prendere accordi per effettuare il bagno rituale, la Tevilà, che si terrà nel Mikvè, una vasca contenente acqua di fonte o acqua piovana che simbolizza la rinascita in una nuova vita, quella matrimoniale.

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Matrimonio ebraico: la cerimonia 

Il giorno delle nozze gli sposi si recano nella Sinagoga o nel luogo della cerimonia concordato con l'ufficio Rabbinico, da qui avrà inizio il corteo nuziale che termina all'arrivo nella sala dove si terrà la funzione. Nel rito ebraico la sposa indossa un abito bianco, lo sposo invece indossa un kittel bianco o può aggiungere al suo abito da cerimonia un tallìt
L'officiante è un rabbino e la cerimonia si svolgerà al di sotto della chuppah o huppàh, un baldacchino costituito da un telo e da quattro pali, il telo può essere bianco o rosso con bordature in oro e spesso adornato con fiori ed elementi naturali.

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Il baldacchino simboleggia la futura abitazione dei due sposi. I primi ad arrivare sotto la huppàh sono il rabbino, lo sposo, i parenti di sesso maschile e, infine, la sposa. In alternativa alla sinagoga, il matrimonio potrà essere celebrato in un parco o negli spazi esterni della location senza alcun problema.

Nel corso della funzione il rabbino benedice un calice di vino e pronunciando un sermone lo porge agli sposi affinché bevano dallo stesso calice. Anche se sta diventando frequente in alcuni matrimoni, soprattutto quelli più recenti, il rito ebraico non prevede lo scambio degli anelli, ma prima della lettura della Ketubà, lo sposo consegnerà al celebrante l’anello che desidera dare alla sua sposa. Un anello semplice in oro giallo, caratteristiche della bellezza di un matrimonio equilibrato, che simboleggia il legame d'amore eterno che unisce la coppia e la protezione che la sposa riceverà dal marito. 

Simone Pagliarani

Dopo lo scambio degli anelli, il rabbino legge il Ketubà, nel quale si spiegano i diritti e i doveri della coppia e soprattutto gli obblighi del marito verso la moglie. Quest'ultima conserverà questo documento firmato dal marito e da due testimoni che non devono avere nessun legame di parentela con la coppia. 

Infine, il rabbino recita, su un secondo calice, le sette benedizioni che proteggeranno il matrimonio. Gli sposi bevono dal calice che poi viene poggiato a terra dallo sposo e infranto pestandolo. Questo gesto ricorda che nessuna cerimonia può considerarsi completamente lieta dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e l’allontanamento dalla terra Santa del popolo ebraico.

Il ricevimento e la benedizione del Challah

Al termine della cerimonia, la coppia rimane da sola per il rito noto come Yihud (unione), che consiste nel consumare insieme un tipico consommè in una stanza privata. Quando gli sposi saranno pronti, inizierà il ricevimento. Il via è dato dalla benedizione della Challah, il tradizionale pane intrecciato, simboleggiante l’unione delle famiglie.

A questo punto agli sposi non resterà che festeggiare il giorno più bello e importante della loro vita con parenti ed amici, fra buon cibo, musica ebraica per il matrimonio e danze tradizionali, tra cui anche la Hora, in cui vengono sollevati dagli invitati su delle sedie mentre reggono i lembi dello stesso fazzoletto.

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Non vi è nulla di più commovente ed emozionante che una cerimonia nuziale ricca di valore spirituale e sentimento. Questa tipologia di rito riporta l’emozione di un retaggio antico dall’eredità spirituale molto ricca e profonda. Il matrimonio ebraico in Italia viene celebrato regolarmente in quanto l'ebraismo è una delle religioni che ha conseguito intese con lo Stato italiano per garantire il riconoscimento di effetti civili per questo tipo di cerimonie, e perché questo possa realizzarsi è necessario che il matrimonio venga celebrato da un cittadino italiano la cui qualifica sia certificata dall'Unione delle Comunità ebraiche Italiane. 

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