Dalle foto di GalanteStudio di Padova si ode un suono di violino e si sente un delicato profumo di fiori di montagna. Si tratta del matrimonio di Serena e Antonio, due anime amanti delle escursioni tra le cime delle loro montagne e dell’eleganza del tango argentino. Il loro matrimonio si svolse fra le nuvole, ma nessun dettaglio fu dimenticato. Se ne occupò l’eccelsa organizzazione di WeddingInCortina di Belluno ma, prima di farvi fare un viaggio in un autentico rifugio sulle Dolomiti, vi raccontiamo la storia dal principio…

Un incontro inaspettato...

Serena e Antonio si conobbero in una serata di marzo a Cortina d’Ampezzo, la loro città natale. Antonio tornava da una gara di sci d’alpinismo e Serena era uscita con le amiche. Fu in un bar che avvenne il primo incontro, grazie a un’amica comune che si rivelò una “Cupido” inconsapevole… una lunga storia d’amore sarebbe infatti cominciata da lì a poco. A unire i loro cuori fu la comune passione per la montagna e un’inesauribile voglia di fare attività all’aria aperta. I due ragazzi iniziarono a frequentarsi nel maggio 2010 e, trasferitisi a Padova per esigenze lavorative, si sposarono nel 2017.

... e un anello profumato

La proposta avvenne durante un’escursione in montagna, in un posto speciale. L’idea del matrimonio era già nell’aria da tempo, ma fu nel settembre 2016 che Antonio pronunciò la fatidica domanda. In quel momento si trovavano in Scozia, sul monte Arthur’s Seat di Edimburgo per fare un’escursione fino alla cima della montagna. Fu proprio in vetta che Antonio chiese la mano a Serena… dimenticandosi l’anello! Poco importava: per fare un gesto d’amore basta intrecciare un anello di fiori e per dire di sì, ci vuole un istante… e così accadde.

Dirsi di sì… tra le nuvole

Le nozze dei giovani non potevano che svolgersi tra le loro amate montagne, anzi proprio in mezzo alle nuvole! Ma prima si diressero nella piccola chiesa barocca della Beata Vergine della Difesa a Cortina, dove si dissero sì tra le note armoniose del violino. Poi, salirono sulla funivia insieme ai loro invitati e raggiunsero il Rifugio Faloria, collocato in cima all’omonimo monte. Era il 1 luglio 2017.

Quel mazzolin di fiori che vien dalla montagna

Lo stile delle nozze si percepiva in ogni dettaglio: profumi, colori e pietanze riportavano mente e cuore alla montagna. ll bouquet con le more e i fiori montani fu sicuramente un elemento di particolare spicco, insieme all’angolo del Photo Booth allestito con un divanetto di paglia, sci e slittino antichi. Ma non solo: sui tavoli, i cui segnaposto erano costituiti da disegni di animali di montagna fatti a mano, non mancarono le tipiche stelle alpine, mentre il tableau de mariage fu realizzato con matite di legno intagliato.

Semplicità ricca di dettagli

Gli sposi espressero il desiderio di organizzare un matrimonio che fosse il più semplice possibile, ma ricco di dettagli. “Volevamo mettere al centro gli sposi, ma dando importanza anche ad amici e parenti, per far passare loro una giornata speciale” confida Serena, spiegando che dalla colazione del mattino al brindisi serale tutto fu pensato per creare armonia in un’atmosfera ad alta quota. La location si trovava infatti in un rifugio a 2.123 mt di altezza, raggiungibile con la funivia. La salita fu a dir poco spettacolare, immersa in un gioco di luci e nuvole che solo l’altitudine sa regalare.

Fu scelto un menù veloce con un buffet di antipasti e di dolci, per aprire e chiudere il piatto forte della giornata: canederli di spinaci e carne, cucinati a vista. La prima notte di nozze, dopo aver ballato tango ad alta quota, gli sposi pernottarono nel rifugio per godersi le loro montagne fino al giorno seguente, quando con alcuni amici si incamminarono per godere del meraviglioso panorama alpino.

Una scelta solidale per un look speciale

Quel giorno Serena fu la vera “Regina delle Dolomiti”. Indossava due abiti, ma la scelta non fu dettata dalla moda o dalla marca, bensì dalla solidarietà. “Poco dopo che il terremoto colpì la zona di Cascia”, spiega la sposa, “decisi di prendere il vestito da sposa dalle suore di santa Rita da Cascia, che ricevono in dono abiti dalle spose che desiderino compiere tale gesto.” Inizialmente i vestiti erano infatti destinati alle cosiddette “apette”, ossia le ragazze accolte dal convento che non potevano permetterseli. Oggi invece gli abiti vengono ceduti a chiunque ne faccia richiesta e che, in cambio, può fare un’offerta. Dopo il matrimonio i capi possono essere tenuti o restituiti affinché siano utili per altre spose. “Non sapendo io decidere tra due abiti, la suora ha lasciato che li portassi via entrambi” ci ha confidato Serena, spiegando che il primo abito indossato riportava un fiore di stoffa sul fianco, con al centro una stella alpina in filigrana, gioiello caratteristico del costume folcloristico di Cortina d’Ampezzo. Il secondo abito invece risultò più aderente per permetterle di ballare: la coppia è infatti appassionata di tango ed è per questo che le scarpe di Serena furono realizzate su misura per il medesimo scopo. Il velo, invece, apparteneva alla suocera ed era in pizzo antico. Per finire, l’acconciatura era impreziosita da un fermaglio in cui vi erano incastonate vere stelle alpine.

Il look di Antonio, non risultò meno speciale. Lo sposo si fece infatti confezionare un abito su misura: si trattava di un completo blu chiaro con gilet blu scuro damascato. Tocco di classe, la cravatta era abbellita da una pietra di famiglia e il fiore all’occhiello era ispirato al bosco, per uno stile da vero “Re delle Dolomiti”.

Certi matrimoni lasciano il segno e quello di Serena e Antonio ha la forma di una raffinata stella alpina, il profumo di un bosco di pini e il sapore di un piatto di canederli fumanti, da gustare mentre si ammira il tramonto pitturare le montagne di rosa, in compagnia di persone speciali.