Il matrimonio di Sebastiano e Roberta a Ghisalba, Bergamo
Eleganti Primavera Oro
S&R
24 Apr, 2017Il racconto del nostro matrimonio
Non saprei proprio da dove iniziare a raccontare il giorno in cui io e Sebastiano siamo diventati finalmente marito e moglie. Potrei raccontare l'ansia di quella mattina, da mia sorella che poverina aveva la febbre e doveva suonare in chiesa, alla parrucchiera (mia cugina) che ci stava mettendo troppo e la truccatrice era già a casa mia ad aspettarmi, il cuore batteva fortissimo, continuavo a ripetermi che mi dovevo calmare e che tutto sarebbe andato bene, ma tra il dire e il fare c'è in mezzo il mare, e non era così semplice.
Arrivata a casa la truccatrice ha iniziato a truccarmi e iniziavano ad arrivare le prime persone. "Oddio, sono in mega ritardo" pensavo agitata. Le prime ad arrivare erano le mie tre testimoni: avevo chiesto loro di darmi una mano a indossare l'abito (che ancora non avevano nemmeno visto), ma io ora ero ancora in ballo con il trucco. Iniziavano ad arrivare altre persone e tutti, per un motivo o per l'altro, stavano facendo avanti e indietro per il corridoio, dal salotto alla camera dei miei dove mi stavo preparando. No, non ce la potevo fare più. Ho chiesto a mia madre di chiudere la porta del corridoio, perché il troppo via vai di gente che entra ed esce mi stava innervosendo ancora di più. Fortunatamente due chiacchere con le testimoni e la truccatrice sono bastate per rilassarmi quel quarto d'ora necessario per essere pronta con trucco e acconciatura.
Continua a leggere »Era arrivato il momento di mostrare il vestito alle mie testimoni e di indossarlo, ma non potevo farlo senza prima mantenere una promessa fatta a me stessa: sono uscita in giardino a prendere un po' d'aria con le mie testimoni e, più agitata che mai, ho acceso l'ultima sigaretta, dopo di che ho regalato ad una di loro il resto del pacchetto e da quel momento ho smesso di fumare. Era una cosa importante che mi ero ripromessa di fare e, dopo mesi, sono felice di aver portato a buon fine questa decisione.
Una volta entrata, sono andata in camera e ho finalmente aperto l'armadio con il vestito. Le mie testimoni iniziavano ad emozionarsi vedendolo e mi hanno dato una mano a indossarlo. E' stato un po' complicato spiegare che c'era un gancino per bloccarlo e che c'era una fascia dove infilare il reggiseno, per non parlare di tutti i lacci da incrociare e da stringere! Nel frattempo erano arrivati i due fotografi e l'addetto al video, e l'ansia si faceva sempre più intensa: ero in ritardo nei tempi, non mi piaceva l'idea di far aspettare le persone. Finalmente le mie testimoni riescono a sistemare il vestito, indosso scarpe, orecchini e collana e mi puntano il velo tra i capelli; dopo un attimo di silenzio e di soli occhi lucidi, pronunciano le parole che io avevo in testa da quando mi ero svegliata: «Mamma mia, Robby, ti stai per sposare!»
Finalmente i fotografi potevano entrare, ed è iniziata la parte più imbarazzante. Io odio essere fotografata: sarrà che odio sorridere per delle foto, non riesco ad essere naturale e i risultati si vedono chiaramente, dato che sono come un libro aperto per chiunque. Toccati i capelli, sistemati il vestito, accarezza il bouquet, avrei voluto sprofondare dalla vergogna. E' vero anche che quel giorno era unico e che era importante per noi averne un ricordo da sfogliare e guardare per il futuro, quindi cercavo di fare quello che mi dicevano.
Era arrivata l'ora di uscire dalla stanza per farmi vedere da mio padre, che non aveva mai visto il vestito. Lui non è mai stato un uomo che mostra al mondo le sue emozioni e avevo detto al fotografo di inquadrare la sua espressione, perché volevo proprio rivedermela. Quando sono arrivata in salotto, c'era un mucchio di gente: i miei parenti, tutti i miei amici, non so perché ma credevo che ci fossero solo i miei genitori e pochi altri parenti, forse non mi ero resa conto del tempo che passava.
Alla fine quando mi hanno vista, si sono messi tutti ad applaudire ed io sono scoppiata in lacrime (nonostante le raccomandazioni della mia truccatrice di non piangere prima di entrare in chiesa): quel giorno era arrivato e tutta quella gente era lì per me. Mio padre ha nascosto bene la sua emozione, sorrideva appena ma dagli occhi si vedeva che era agitato. Dopo un paio d'altre foto in giardino, faccio due parole con i miei amici e, dato che nel frattempo arriva l'auto, un po' tutti iniziano a dirigersi in chiesa. Mio padre inizia a farmi pressione per iniziare ad andare in chiesa, ma erano ancora le 10.40 e la chiesa era praticamente dietro casa nostra! Questa sua agitazione faceva agitare anche me, così mi sono bevuta tre bicchieri di spritz per stemperare la tensione e smettere di pensarci. Finalmente a pochi minuti alle 11, accontento mio padre e, dopo un mega respiro di preparazione e la sensazione di chi sta andando impreparato ad un esame, salgo in auto.
Di quel momento fino all'entrata in chiesa, ricordo più che altro la sensazione: l'agitazione, la mia incapacità di camminare con i tacchi con un vestito così lungo sulle pietre del sagrato della chiesa, c'erano un sacco di persone in piazza a curiosare, ma sinceramente me ne sono resa conto solo quando ho visto il filmino del matrimonio: in quel momento erano l'ultima delle mie preoccupazioni, il che era parecchio strano, perchè l'idea di essere al centro dell'attenzione di così tante persone, soprattutto estranei, mi agitava parecchio. Mentre camminavamo sentivo la stretta di mio padre tremare, e non potevo fare a meno di ridacchiare tra me e me, sentendo per la prima volta la sua agitazione. Il prete era sul sagrato della chiesa ad aspettarci con il paggetto e la damigella e mi disse che si vedeva che ero agitata ma che dovevo rilassarmi perché ormai c’eravamo e sarebbe stato uno dei momenti più importanti della mia vita. Prete e paggetti entrano, io e mio padre rimaniamo indietro.
In quel momento partì il panico. Dovevo partire quando la musica iniziava? Partivo io e poi iniziava la musica? Per un attimo intravidi di sfuggita lo sposo, ma non volevo che lui mi vedesse, non in quell’istante, così cercavo di stare dietro il legno delle due enormi porte spalancate della chiesa. Mio padre mi diceva di andare e dentro di me ho mandato a quel paese pure la musica: non era quella la cosa importante, e non dovevo fissarmi sulla perfezione. Entro in chiesa e sinceramente della musica manco mi accorgo. L’unica cosa che vedo è lui, che mi aspetta davanti all’altare e quel suo sorriso enorme, non credo di averlo mai visto sorridere così. Era bello e radioso come non mai. Col senno di poi penso al film “27 volte in bianco”, quando viene chiesto qual’è il momento più bello di un matrimonio. “Oh, è facile: sai quando inizia la musica e la sposa fa il suo ingresso trionfale e tutti si voltano a guardarla? Io guardo lo sposo… perché il suo viso dice tutto, il puro amore è lì.” Ecco, ora ho capito quanto sia vera quella frase, il momento più bello del matrimonio è stato quell’istante: il suo sorriso e i suoi occhi avevano eliminato ogni preoccupazione che avevo, in quel momento contava solo lui, in quel momento contavamo solo noi.
Da lì in poi è stato tutto più semplice. Ci siamo tenuti per mano dall’inizio alla fine della cerimonia, stranamente sono riuscita a non piangere al momento in cui dovevo parlare. Abbiamo fatto una gaffe mettendoci la fede sbagliata, ma credo che sia una cosa di famiglia: mio padre si fece mettere la fede alla mano destra, ormai prendo queste disavventure con le fedi come un segno di buon auspicio! Quando finalmente tutti avevamo firmato, io e lui ci siamo guardati e, senza dire nulla, ci siamo abbracciati, in un abbraccio che avrei voluto dargli già all’inizio della cerimonia.
Percorriamo la navata per uscire e nel frattempo, aimè, devo sorbirmi la da me tanto odiata Marcia Nuziale, dato che il pianista (nonché nostro amico) me l’ha fatto come dispetto. Ma poco importava, perché non appena usciamo veniamo inondati dal riso e Sebastiano pensa bene di coprirci con il mio lunghissimo velo. Da quel momento in poi, ci capisco veramente poco: gente che arriva a buttarci addosso altro riso, applausi, baci, abbracci, una fila di persone che voleva salutarci, penso solo che per una volta è bello che siano gli altri a venire da noi.
Facciamo le scale, saliamo in macchina e diciamo ai parenti di avviarsi al ristorante, perché noi dovevamo andare a fare delle foto altrove. Stavamo infatti andando a farci delle foto nella chiesetta dove i miei genitori si erano sposati quasi 26 anni prima. Non avevo molti ricordi di quel posto, per quando per un po’ d’anni pure io ho abitato sopra quella chiesa (è una cascina). Però è stato bello trovarci lì, vestiti di tutto punto, nella consapevolezza che era lì che i miei genitori avevano vissuto quello che stavamo vivendo noi quel giorno. Oltretutto è stata impagabile l’espressione dei miei genitori quando hanno visto la nostra foto in quella chiesa, nel punto esatto dove anche loro avevano fatto la foto il giorno del loro matrimonio.
Arrivati al ristorante, non siamo stati calcolati quasi da nessuno: avevamo detto alla location di iniziare con l’aperitivo anche senza di noi (non mi è mai piaciuto dover aspettare all’infinito gli sposi), perciò tutti erano troppo impegnati a mangiare però non mi ha dato fastidio, io e Sebastiano abbiamo fatto un brindisi senza troppa confusione e, dopo tutta quella che avevamo vissuto all’uscita della chiesa, ci voleva proprio. Ci hanno servito due piatti di vari antipasti da mangiare, dopo di che abbiamo iniziato a salutare un po’ tutti facendo il giro nei vari tavoli all’aperto, fino a quando non è arrivata l’ora di entrare in sala da pranzo. Faceva una certa impressione essere soli al tavolo degli sposi, così come essere i primi ad essere serviti.
Durante il secondo ci siamo assentati per le foto con il fotografo e il tempo sembrava non voler passare più. Era parecchio imbarazzante guardarsi negli occhi e farsi fotografare, così come parlare del nulla più assoluto, per non parlare del fatto che se già l’accoppiata tacchi + abito lungo non mi aiutavano a farmi camminare con disinvoltura, aggiungendoci pure l’erba umida in cui si impantanavano i tacchi, avevo ulteriori difficoltà. I fotografi sono comunque stati eccellenti e il risultato di foto e video lo dimostrano, anche se tutto ciò che volevamo in quel momento era tornare in sala a mangiare e divertirci con i nostri ospiti. Infatti in quelle prime foto fatte quel pomeriggio avevamo gli occhi accesi e i sorrisi enormi, poi più il tempo passava e più ci spegnevamo, stanchi e con la voglia sempre più forte di tornare con i nostri invitati.
Una volta rientrati, ci hanno servito quello che ci eravamo persi duranti il servizio fotografico (grazie ristorante!), dopo di che io mi sono arresa alle scarpe basse e, dopo esserci messi le tuniche di Grifondoro, siamo andati all’esterno per il taglio della torta. Era una torta a più piani, piena di boccini d’oro enormi e commestibili: non avrei potuto immaginare una torta migliore di quella. Dopo aver tagliato la torta, gli ospiti si sono praticamente fiondati, prima ancora che sulla torta, sui boccini, infatti c’erano invitati che andavano in giro con le labbra e le mani letteralmente d’oro. Dopo aver mangiato torta, frutta e altri dolci, gli amici ci hanno fatto un po’ di scherzi e alla fine ci hanno bendati e portati nella discoteca nel seminterrato del locale, facendoci sedere l’uno alle spalle dell’altro e legandoci per i polsi per obbligarci a cantare insieme L’Essenziale di Mengoni (peccato che io le parole non le sapessi e mi avessero messa di spalle rispetto allo schermo, ma poi per fortuna hanno risolto in fretta!).
Hanno messo Ti Sposerò perché e abbiamo fatto ballare i nostri genitori: ci tenevo molto perché i miei non hanno mai fatto il primo ballo al loro di matrimonio (sono come me: detestano ballare), e sapevo che quella era la loro canzone, è stato molto bello vederli ridere e ballare insieme. Poi hanno messo la nostra canzone, Se Non Te di Laura Pausini, e siamo scoppiati a piangere mentre ballavamo abbracciati al centro della pista da ballo. Ogni tanto ci guardavamo negli occhi e cantavamo quella canzone che ci ha accompagnati in ogni istante della nostra storia . Io odio ballare e gli avevo promesso che avrei ballato con lui il giorno del nostro matrimonio, quel momento era arrivato. Finalmente eravamo marito e moglie, tutto il mondo sembrava essere sparito in quell’istante, non esisteva altro che lui, anche questo credo che sia stato uno dei momenti più belli di quel giorno.
Durante il resto della serata gli invitati si sono divertiti con balli, trenini e karaoke, mentre io ne approfittavo per riposarmi e scambiare due chiacchiere con le persone che preferivano stare in disparte. Più tardi ho diviso il mio bouquet in due parti e l’ho regalato alle nostre due testimoni single nell’augurio che possano trovare anche loro l’Amore, e poi abbiamo dato a tutte le nostre testimoni i loro regali: dei quadri di loro disegnati stile cartone animato, in alcuni dei momenti più importanti delle loro vite. Praticamente alcune di loro hanno passato la serata in lacrime dall’emozione, ma era quello che volevo: renderle felici.
Non saprei descrivere quella giornata con una sola parola. La perfezione che tanto si cerca nell’organizzazione di un matrimonio probabilmente è solo un’utopia, ma a modo suo, sarà comunque una giornata perfetta e da sogno: i dettagli alla fine non sono così importanti, quello che importa veramente è semplicemente poter condividere la propria gioia con chi si ama.
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