Il matrimonio di Paolo e Mariapaola a Seregno, Monza e Brianza
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P&M
11 Lug, 2015Il racconto del nostro matrimonio
Ore 5.50. Dalle persiane entra già la prima luce del giorno. Mille pensieri mi ronzano in testa. Non ho chiuso occhio, ma non sono stanca.
Decido di alzarmi e uscire in centro, a fare due passi, per distrarmi. Nei giorni scorsi non ero per niente agitata, tanto che quasi me ne preoccupavo. Entro in chiesa, sento l'odore dell'incenso, la prima messa del mattino, e mi calmo. In fondo è tutto qui. La festa, il vestito, la torta – tutte cose belle e sacrosante, ma in fondo è tutto qui: io, te, una promessa davanti a Dio, un cammino iniziato insieme e che da oggi continuerà con un nuovo slancio.
Torno a casa, ti scrivo mentre faccio colazione. "Non ho chiuso occhio, tu hai dormito?", "Mi sono svegliato verso le 3... ma mi sono subito riaddormentato!" E te pareva. "Che fai stamattina?" "Mia sorella mi fa le unghie e poi ho il parrucchiere all'ora di pranzo. E tu?" "Devo passare in biblioteca a restituire un libro" No comment.
La mattinata è un incubo. Ricordo di aver insistito per sposarci di pomeriggio perché almeno uno ha tutto il tempo di fare le cose con calma. Wrong! Tirare le 16.00 sembra una missione impossibile. Parlo, mi muovo, qualsiasi cosa per tenermi occupata, perché ogni momento di silenzio è un palpito accelerato, il cuore non vuole stare fermo. Io e mia sorella – la mia sorella pazzerella, la mia gioia, la mia sorellina, make up artist tornata apposta da Firenze per il grande giorno – cantiamo canzoni Disney a squarciagola mentre ci facciamo la pedicure col semipermanente ("Voglio il rosa fluo che in viaggio di nozze spacca"). Mamma è adrenalina pura, non sta ferma un secondo (quello già da 6 mesi in effetti), papà è commovente da quanto è perso con tutte queste donne impazzite per casa.
Continua a leggere »Finalmente arriva l'ora di pranzo, ovviamente il mio stomaco è sigillato e riesco a ingerire a malapena due fette di pane e formaggio e due bustine di zucchero, tanto per non svenire ("Amore ho lo stomaco pieno di farfalline non ho nemmeno fame!" "Ah sì? Io ho mangiato la pasta al ragù e poi pure secondo e contorno", aridaje).
Prima di andare dal parrucchiere, controllo che sia tutto pronto: vestito, orecchini e collana, scarpe intimo calze, ok andiamo. Ma ormai non c'è più tempo di pensare, dal parrucchiere in poi è tutta una corsa contro il tempo: c'è da vestirsi, da fare il trucco, poi arriva il fotografo, le amiche, i primi invitati da intrattenere, la macchina, il fiorista, oddio è già ora stai scherzando? No il don ha detto che devo avere il quarto d'ora accademico di ritardo!
Sorellina sei un mito, un trucco sposa perfetto in meno di 30 minuti, nuovo record mondiale, amiche siete bellissime tutte colorate, da ogni parte del mondo qui per me, fotografi dai abbiate pazienza con la mamma non vedete che è stressata, dopo le passa vi giuro, ecco l'autista (ma il fiorista quando è arrivato?), dai andate tutti, avviatevi, io e papà saliamo in auto e arriviamo subito - no, non troppo subito, non possiamo arrivare prima di voi, allora con calma, passiamo dal cimitero papà? Ci fermiamo solo un secondo di fuori, devo salutare i nonni, e poi siamo subito qui, ecco mi batte il cuore, siamo entrati dal cancello, vedo la chiesa – Paolo è già dentro – ma quanta gente fuori, che bello, sono tantissimi, ecco ora scendiamo, papà dammi la mano ci siamo...
E poi d'un tratto tutto si ferma. Non esiste più nulla se non tu, in fondo alla navata, che mi aspetti. I fiori sono perfetti, la chiesa è stracolma, la musica sublime, il fotografo mi dice cosa fare, papà mi stringe a sé ma io non vedo nulla, non sento nulla, non penso a nulla se non a te, che mi guardi con le lacrime agli occhi e tutto l'amore del mondo nel cuore. Tutta la paura, l'emozione, l'ansia - tutto scompare. Non avrei mai potuto prevedere una sensazione simile, io che piango per qualsiasi film vagamente romantico, io che ho la gola secca anche quando devo parlare con un nuovo cliente, io che mi emoziono e mi impappino sempre, oggi sono qui, lo sguardo fermo, la voce sicura che non si incrina neanche un istante, gli occhi che non lacrimano (d'accordo, solo un pochino, alla fine) ma risplendono per te, per noi.
La cerimonia è esattamente come la immaginavamo. Fuori dalla chiesa i colori ci avvolgono di nuovo, dopo tutto quel bianco: amici, parenti e conoscenti giunti da ogni dove anche solo per un fugace augurio, ma noi vi abbiamo tutti nel cuore anche se a malapena siamo riusciti a salutarvi. Coriandoli bianchi e cuori rossi, abiti sgargianti e visi sorridenti, vorrei che questo momento non finisse mai.
Eppure la festa non è ancora cominciata. Partiamo verso il ristorante: siamo raggianti, sereni. Mano nella mano contempliamo questo nuovo, piccolo simbolo che brilla sulla nostra mano destra. Ancora non ci sembra vero, ma va bene così: oggi ci godiamo la festa, e sorridiamo, e viviamo, perché questo giorno è fuori dal tempo, e va assaporato. Eccoci arrivati: abbiamo preceduto un bel po' di ospiti, quindi ci mettiamo comodi; scambiamo due chiacchiere con il personale (angeli custodi di noi sposi completamente fuori dal mondo!) che infine ci guida verso lo splendido giardino pieno di persone. Finalmente possiamo rilassarci, salutare persone che sono già 3 ore che ci sono accanto ma non ce n'eravamo accorti! Riesco anche a mangiare qualcosa (meno male che ho già fatto ben due prove al ristorante perciò in ogni caso non avrò rimpianti!). Gli invitati ci fanno i complimenti per la cerimonia, e anche per il posto, che promette davvero bene. Dentro di me sento che nulla potrebbe andare storto - e infatti sarà così.
Gli ospiti si accomodano in sala. I tavoli sembrano ben calibrati (quanta fatica ci sono costati!) e tra amici che si ritrovano e nuove conoscenze che nascono, la cena inizia sotto i migliori auspici. Ogni tanto ci alziamo a salutare qualcuno, ma Paolo mi richiama all'ordine ogniqualvolta un cameriere si avvicina al nostro tavolo incustodito, riuscendo persino a farmi mangiare il bis del sopraffino risotto prosecco e Granny Smith. Le bimbe mi seguono incantate dal lungo strascico bianco. Le nomino mie damigelle d'onore, con il compito di accompagnarmi tra i tavoli portando l’abito. Da lì in poi è praticamente impossibile fermarsi, perché le solerti damigelle mi esortano a continuare per poter svolgere al meglio il loro incarico.
Bene, siamo già a metà cena. Usciamo tutti per il sorbetto. La serata procede bene, sono felice, niente intoppi, che gioia. "Mari tutto bene?" Sì grazie una meraviglia, sono carica a mille. "No Mari scommetto che sei stanca - è meglio che ti siedi qui." Ma no non sono stanca perché dovrei...
All'improvviso parte una musica. A palla. Che fa il dj, si è drogato? Guardo mia sorella, come per dirle "Vai a vedere che succede". E vedo che mi fissa con una luce strana negli occhi, come se tramasse qualcosa. Poi va al centro della terrazza. E con lei una mia amica. E un'altra. E un'altra ancora. Poi un cugino. Un amico di Paolo. Un collega. Cosa ci fanno tutti in pista? Ballano! Ballano tutti la stessa canzone, con gli stessi passi, come un flash mob! Un flash mob per me (lo so che siete state voi a organizzarlo amiche mie, voi che ho conosciuto a 400 km da qua e che abitate in 4 diversi stati, so che siete state voi).
"I’ll take you to the future forget about the past"
Li guardo impietrita. Non posso credere che abbiate fatto questo per me. Che vi siate messi, a casa, la sera, a imparare passi diffusi via Whatsapp per mettere in scena questo spettacolo straordinario qui oggi.
"Them bright big lights are shining on us That beat so tight it makes you wanna get up get down like there’s no tomorrow like there’s no tomorrow like there’s no tomorrow"
Scoppio a piangere per la prima volta in quel giorno. Le lacrime non si vogliono fermare, singhiozzo senza ritegno. Il fotografo ne approfitta, le amiche che ballano mi guardano un po’ imbarazzate. Ma sono lacrime di gioia, gioia incontenibile, emozioni che infine scorrono libere davanti al potere di un’amicizia che supera tempo e spazio, stanchezza e impegni, e che crea un regalo come questo.
"Oh, we can own the night Don’t worry ‘bout a thing Don’t worry ‘bout a thing Don’t worry ‘bout a thing"
Quando finisce l’esibizione abbraccio tutti, senza parole, col cuore colmo di gratitudine per questo dono. Sono ancora elettrizzata quando rientro in sala per continuare la cena. La serata non è ancora finita. C’è ancora la torta – estremamente scenografica, il brindisi, le foto al chiaro di luna, e poi si aprono le danze. L’entusiasmo sembra non voler mai finire. Alla fine siamo letteralmente costretti a mandare via gli ospiti (dopotutto sono le 3 passate, mamma e papà sono stanchi). Ragazzi vi vogliamo bene ma io qui devo ancora levare le centordici forcine dai capelli, Paolo deve farsi una doccia e poi deve riacquistare un mimino di lucidità per potermi slacciare tutti i bottoncini del vestito. Eppure allo stesso tempo vorrei che questo giorno non finisse mai, da quanto è stato bello, perfetto, colmo di felicità per me e – spero, anzi ne sono convinta – per chi ci è stato accanto. Vorrei salutare tutti uno per uno, dire “Grazie per tutto, Grazie perché hai condiviso con noi questa gioia (e la gioia, si sa, quando è con-divisa si moltiplica) e hai pregato con noi e per noi”.
O forse no, forse ora vorrei proprio che la festa finisca. Vorrei cordialmente congedarmi da tutti e restare finalmente sola con te. Guardarti negli occhi, parlare, vivere con te la nostra casa per la prima notte veramente nostra, abbracciarti e stare in silenzio e assaporare quello che sarà il nostro futuro. Perché se oggi è stata gioia pura, cosa sarà domani?
Già, domani? Cosa resta, domani? Cosa portiamo, domani, di questo splendido oggi?
Quello che resta è una gioia immensa, e la consapevolezza di essere ricchi davvero.
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