Il matrimonio di Mino e Ginevra a Civitavecchia, Roma
All'aperto Estate Rosso 2 professionisti
M&G
08 Giu, 2019Il racconto del nostro matrimonio
Ci siamo sposati alle 11:30 nella Cattedrale di San Francesco d’Assisi. Io, come mio solito, ero in anticipo così l’autista della nostra auto d’epoca si è fermato in attesa che mio marito entrasse in chiesa. Scendo dall’auto e zraaap: primo tulle strappato, per fortuna è uno degli ultimi quindi non si nota nulla. Entro in chiesa commossa e sorrido vedendo Mino all’altare. Cerimonia bellissima a mio parere, ma sono certa che qualche invitato avrebbe preferito scappare visto che è durata un’ora e un quarto. Si conclude con la preghiera del Carabiniere e usciamo dalla chiesa accolti dai colleghi di Mino con il picchetto. Riso e poi riso e poi badilate di riso, letteralmente. Andiamo a fare le foto sul lungomare e con noi viene anche la nostra bambina pelosa, sì perché non avrei mai potuto lasciarla a qualcuno che non conoscevo. Il caldo rifletteva sui muri del Forte di Michelangelo facendoci cuocere, il lato positivo? Finalmente il mio viso si era colorato un po’ di rosso mettendo da parte il solito bianco pallido. Torniamo verso l’auto che ci accompagna al ricevimento, al Ristorante Ideale. Veniamo accolti dai nostri invitati tra applausi e fischi con in sottofondo la canzone “Per farti sorridere” dei Gemelli Diversi che ha come base la fisarmonica, in onore del mio adorato nonno. Dopo un breve aperitivo saliamo sulla terrazza e ognuno prende posto. Il tema era quello del viaggio perché è proprio grazie ai vari spostamenti di Mino che noi ci siamo incontrati. All’ingresso avevamo preparato un tableau con le varie città che nel corso degli anni Mino e io avevamo visitato. Ogni tavolo era addobbato con una mini mongolfiera, due valigie e la cornice con il nome del tavolo. Niente fiori, sarò strana, ma io i fiori li odio. Quindi ne abbiamo messi tanto quanto bastava per il minimo indispensabile! Inizia il pranzo con i vari antipasti: insalata di mare, carpaccio di pesce, pesce spada al forno, fritturina di calamari e polpetti, gamberetti su salsa. Nel frattempo i ragazzi che avevamo ingaggiato per la musica e l’animazione di adulti e bambini si organizzavano al meglio. I bambini, che avevano ormai finito di mangiare il loro menù, sono andati insieme alle ragazze per giocare mentre gli animatori degli adulti misero su una specie di “Ciao Darwin” dividendo gli invitati in due squadre: uomini contro donne. Il primo gioco consisteva nell’urlare “Aó” con tipico accento romano, dopo l’inizio di una canzone. Volavano “aó” da tutte le parti della terrazza. Il pranzo nel frattempo proseguiva senza intoppi e i ragazzi dell'animazione suddividevano i giochi senza interrompere il pasto; erano veramente organizzatissimi. Proseguiamo con un altro gioco: Mino, bendato, doveva riconoscermi dopo avermi toccato solo il naso. Toccò una quindicina di nasi, poi finalmente toccò a me, non dubitò nemmeno un secondo: “è lei! Sono sicuro è lei” non so se mi ha riconosciuta dal fatto che io abbia il naso grosso o dal fatto che veramente mi conosca (scherzo). Ora toccava a me, dovevo riconoscerlo dalla pancia. Toccai uno, poi un altro e alla fine...scelsi suo cugino. E va bhè cose che capitano insomma! Arrivarono i primi calamarata con fiori di zucca e scampi e poi risotto alla pescatora. Nel frattempo gli animatori continuarono a farci divertire con balli di gruppo, scherzi e battute. Entró la cernia in bella vista in sala e vidi gli occhi sgranati degli invitati che evidentemente proprio non se l’aspettavano. Ci portarono il secondo: grigliata mista di pesce e un pezzo della cernia. Quest’ultima era così morbida che si scioglieva in bocca, veramente squisita. Arrivò il momento della torta, la proprietaria mi aveva realizzato la torta che desideravo a tema viaggio. Era spettacolare. La portò fino al ristorante e la montò: gli ultimi due ripiani erano veri, tutte le altre pasticcerie mi avevano risposto che non potevano realizzare una torta a piani vera. Lei invece lo ha fatto! Tagliammo la torta tra gli applausi degli invitati e il cameriere tolse i piani finti dimenticandosi del cake topper che cadde rovinosamente a terra spaccandosi in mille pezzi. Le alternative erano due o lo picchiavo davanti o ignoravo l’accaduto andando da un’altra parte. Per il bene di tutti scelsi la prima. Ovviamente no, scherzo, la seconda. Anche se la prima ora che ci ripenso non era una cattiva opzione. Era arrivata l’ora del lancio del bouquet il soffitto non era molto alto quindi dovevo lanciare indietro, ma dritto. Lanciai così dritto che quasi lo ficcai in bocca alla povera cugina di Mino. In compenso spero le porti fortuna! Ora il regalo ai testimoni: dovevamo rimanere sempre sul tema del viaggio. Quindi: ai due uomini la cintura abbinata al portafoglio di Prima Classe, mentre alle donne la borsa con il foulard abbinato sempre di Prima Classe. Avevamo deciso di fare il regalo anche ai nostri genitori che ci avevano supportato, ma soprattutto sopportato tutto il tempo. Li schierammo davanti a noi e gli consegnammo dei pacchetti; iniziarono a scartare e ognuno di loro si trovò tra le mani la guida di una città. Cosa poteva essere più rilassante di un viaggio? Spedimmo mia mamma e il suo compagno nella nostra città preferita: Budapest; i genitori di Mino a Parigi che tanto avrebbero voluto vedere e mio padre con la sua compagna, amanti del mare, in Grecia. Il nostro matrimonio terminò così alle 20:30 dopo un discorso dolcissimo di Mino, tra le lacrime di gioia dei nostri genitori, dei testimoni e degli invitati in generale. Se tornassi indietro rifarei tutto così come è andata, cake topper a parte, e lo sposerei altre mille volte.
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