Il matrimonio di Alberto e Anna a Trento, Trento
Moderni Autunno Giallo 2 professionisti
A&A
25 Ott, 2025Il racconto del nostro matrimonio
Il giorno del matrimonio, io e Alberto ci siamo svegliati con quella tipica luce autunnale: morbida, un po' dorata, perfetta per non farci agitare troppo. Ero emozionata, sì, ma più che altro contenta di sapere che tutto quello che avevamo organizzato stava finalmente prendendo forma.
Il mio vestito, acquistato da Ronca Spose di Verona, era esattamente come lo volevo: semplice, elegante e senza fronzoli inutili. Alberto, invece, indossava il suo abito preso da Baratto a Trento: preciso e adatto a lui, senza bisogno di troppi giri di parole.
Arrivati a Villa Bortolazzi, la prima cosa che ho pensato è stata: “Wow, meno male che l’abbiamo scelta.” La villa, in stile veneziano, aveva quell’atmosfera giusta tra classico e accogliente. I fiori — gialli, rossi e bianchi — davano subito il tono autunnale che avevamo immaginato, senza sembrare una decorazione pacchiana.
L’aperitivo è partito e lì ho capito che avevamo fatto centro: due ore piene di cose buone, di quelle che mettono d’accordo sia gli ospiti affamati sia quelli che fingono di non mangiare troppo. La cucina della villa è stata una certezza dall’inizio alla fine.
Continua a leggere »Il pranzo è stato uno dei momenti forti: risotto alla rapa rossa con fonduta di casolet (buonissimo e anche molto scenografico), poi brasato con un tortino di patate e porri che ha fatto felici anche i più difficili. E al momento del dessert si sono superati: un buffet di frutta impressionante, con frutti nostrani ed esotici di una qualità fuori dal comune.
La torta, preparata da Silvia Biasiolli Patisserie, era un tiramisù elegante e senza troppi ricami. Buonissimo e perfetto per chiudere il pomeriggio senza cadere nel cliché della torta nuziale che nessuno finisce.
Da non dimenticare il servizio di wedding planner, curato sempre dalla villa nella persona di Giò, la nostra alleata. Una professionista incredibilmente preparata: presente quando serviva, invisibile quando necessario. Ha tenuto insieme tutto con una precisione che ancora oggi mi stupisce.
Quando il sole ha iniziato a calare, è entrata in scena la seconda parte della giornata: la festa serale. Niente pose, niente formalità: solo musica, balli scatenati, risate e tanta voglia di stare insieme. L’open bar è stato un elemento chiave: cocktail ben fatti, zero attese e ospiti sempre più sciolti man mano che le ore passavano.
La pista si si è animata subito, e da lì non si è più fermata fino alle due di notte. Ballavano tutti: amici, parenti e perfino chi normalmente resta a osservare. C’era quell’atmosfera allegra e un po’ disordinata tipica delle feste riuscite, quelle in cui nessuno controlla l’orologio e si resta finché resta energia.
Quando infine abbiamo spento la musica e salutato gli ultimi irriducibili, ero stanca ma felice. Avevamo avuto tutto: un matrimonio curato, buon cibo, persone sincere e una festa che sembrava non voler finire.
Un giorno pieno, autentico, semplicemente nostro.
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