Il matrimonio di Alessio e Laura a Calenzano, Firenze
Moderni Estate Verde
A&L
09 Giu, 2018Il racconto del nostro matrimonio
Le immagini si susseguono, tornano e riscaldano il cuore. Ci siamo sposati sabato 9 giugno a Calenzano Alto. Ci siamo visti “sposi” nella corte di casa, ci siamo sfiorati osservandoci, ci siamo meravigliati e poi abbracciati e baciati ancora una volta da fidanzati. Appena siamo arrivati in vetta nella cittadina dove Alessio correva in bicicletta da bimbo, il tacchettio lungo i ciottoli del paese antico, ha illuminato i legami del tempo, poi Alessio mi ha indicato al lato della strada prima dell’arco in pietra, una campana disegnata a gessetti, l’ha fatta al mattino dopo aver lavato l’auto per le nozze e questo piccolo immenso gesto mi ha riempito il sorriso. Vederlo saltellare dinanzi a me, poi mi ha solleticato la pianta dei piedi. Il desiderio di seguirlo è stato incondizionato, ho alzato l’abito e tentato con i tacchi brillantinosi di salterellare. Ho ricordato quando lo facevo sulle mattonelle rosse di casa da bambina: ecco come arrivare dinanzi al sindaco, con la gioia che percorre ogni tuo atomo! Lasciarsi andare! Un susseguirsi di doni, vedere tutti gli occhi curiosi, sentire battiti e respiri di tutti gli invitati, di chi era lì ad attenderci. Giungere insieme all’Altana per poi tuffarci e avvolgerci in un fresco abbraccio familiare, accogliente, tra pizzi e fili d’erba, rasi e cravatte, cappelli e occhiali da sole, sotto un sole incalzante, è stata pura brezza di mare, come se arrivasse da lontano l’eco d’amore ereditato a sud e custodito a nord. Wow! Un bacio ai genitori e siamo pronti ad ascoltare gli articoli, una poesia e la promessa sotto il gazebo immersi in un verde giardino. Vicini, emozionati. Ho da un lato il promesso sposo più bello del mondo e dall’altro una sorella pronta a sostenermi, la mia Francesca. Poi c’è la nostra sacerdotessa sentimentale, Rachele, che affianca il sindaco e che arriva ad emozionarci con una dolce lettura e interpretazione di “Due” presa in prestito da Erri de Luca. Tutto scorre fluido, le mani accanto si ritrovano e si stringono l'una nell'altra ma è come se ogni palmo di ognuno dei presenti si fosse posato sul dorso delle nostre stesse mani per generare potenza una montagna di sostegno e amore, di memoria, sedimentazione di un’emozione. Alessio mi cinge in vita e la nostra promessa è fatta, baciamo le fedi e decido di dedicare il mio grazie a lui, al marito che ho scelto e alla famiglia tutta! Il bacio il nostro bacio da marito e moglie e poi abbracci e saluti, poi una birretta, poi riso e bolle di sapone, poi in automobile “scortati” dal Berto, il testimone, tra le colline di Fiesole. La leggerezza e la gioia in un tempo anche metereologico adatto. Ci hanno coccolati, sulla terrazza di Villa Montefiano, tutta la luce dei tramonti più belli delle ultime sere di giugno si è raccolta, abbandonando previsioni di tormente e pioggia. In una luce delicata di festa, è la musica che si adagia sulle scie ventose piacevoli del tramonto. Il buffet rinfresca le guance con bollicine, le mandibole sono indaffarate negli assaggi di selezionate prelibatezze, tutto sale, leggero e invitante tra bocconcini di parmigiano e cannella fritti, salvia croccante, bicchieri che gingillano e congratulazioni fatte di baci. Una torta di mirtilli e frutti di bosco creata, da chef pasticcieri, sul momento ha deliziato la serata prima dei cocktails fumanti di ghiaccio secco. Calpesto l’abito ogni tanto, anche lo sposo e anche qualche invitato ma è così bello anche tutto stropicciato. Le lucine che cingono l’albero all’ingresso della villa, vigilano sull'allegria della famiglia riunita e la playlist creata dagli invitati, arriva al cuore con Rino Gaetano, che mi stringe forte i polsi, il fegato, i polmoni, mi accarezza dentro e fuori “a mano a mano”. Allora corro alla terrazza, il cielo e le luci e le prime lacrime che mi son concesse, accanto a me c’è Agata, ha solo dieci anni e con la poesia nel cuore, mi guarda dolce, per smorzare l’emozione le dico “non è bellissimo da qui? Che panorama!” e lei mi stringe in vita e con la naturalezza dell’infanzia mi dice “sei tu il panorama”. Cosa resta da provare? Come non meravigliarsi dunque nell’attesa di una sorpresa? La sera continua tra giravolte e sussurri. Ballo con Nicolino, il mio papà, ha il viso soddisfatto e ha detto per tutto il giorno “lei è la mia bambina”. Viva le danze, ballo anche con Giuseppe, mio suocero, non l’ho mai visto così sorridente e soddisfatto e poi con Dario, il nipotino acquisito, ha disegnato lui la maglietta che indossa e l’ha dedicata a noi, con il ritratto delle partecipazioni l’ha portata tutto il giorno, abbiamo anche ballato “uva focarina” una delle mie canzoni preferite. Pian piano le luci sfumano verso il buio del parcheggio, un ultimo saluto alla tappezzeria toscana e si torna a casa. Siamo rientrati nella corte dove tutto è iniziato, ci siamo avvolti nelle nostre coperte di cotone a casa, noi due, insieme.
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