Fondatore della Best of Wedding Photography, la prestigiosa associazione che riunisce tutti i migliori fotografi di matrimonio, Flavio Bandiera è un vero e proprio punto di riferimento non solo a livello nazionale, ma anche all'estero.

Figlio di un affermato fotografo, Flavio si avvicina sin da bambino all'affascinante mondo della fotografia, ma è intorno alla metà degli anni novanta che decide di intraprendere il cammino dei matrimoni, realizzandone ad oggi circa un migliaio!

In questa deliziosa intervista, il testimonial europeo del Canon Ambassadors Programme ci racconta la sua relazione con la fotografia di matrimonio.

 

  • Come ti sei avvicinato alla fotografia?

In qualche modo la fotografia mi colpì già a 4 o 5 anni considerando che mio padre era fotografo. Ricordo che mi permetteva di entrare in camera oscura a patto che rimanessi in un angolo a guardare.

Ero affascinato dal fatto che lui lavorasse al buio e dalle stampe appese che lentamente prendevano forma non appena accese le luci. Crescendo, la direzione verso la fotografia è stata una scelta naturale.

 

 

 

  • Tre caratteristiche per definire il tuo stile

Sono un amante della classicità, ma condita da una forte componente fashion e rigorosamente spontanea. Nelle mie fotografie ricerco la bellezza e la grazia, amo valorizzare gli interpreti ambientandoli nelle location che hanno scelto, senza chiedere troppe pose al soggetto.

Un reportage di questo tipo è complesso da scattare, ma allo stesso tempo è in grado di regalare emozioni uniche.

 

 

 

  • Spesso fai matrimoni all'estero. Cosa li differenzia da quelli all'italiana?

Oltre confine cambia il modo di organizzare e spesso di vivere un matrimonio. Si abbandonano alcuni schemi e se ne incontrano altri. Un esempio? All’estero molte coppie accettano di farsi fotografare alcune ore prima della cerimonia.

Per me è un modo di usare le luci migliori, come quelle del primo mattino, e di scattare immagini senza pressioni e con tranquillità, lontano dall’incessante ma inevitabile to-do-list della giornata. Ovviamente le differenze rispetto all’Italia sono molte: luoghi, culture e tradizioni influiscono profondamente.

 

 

 

  • Foto di posa o reportage?

Devo tener conto che non fotografo modelli professionisti, ma persone in un contesto speciale. Dedico sempre qualche minuto a realizzare ritratti di livello, per poi raccontare la giornata in maniera totalmente spontanea. Il matrimonio a mio avviso possiede una componente classica intramontabile da cui non prescindo mai.

Ogni reportage include le immagini che reputo essenziali, perché anche la zia abbia la possibilità di incorniciare una foto del nipote preferito, ma allo stesso tempo mi assicuro di garantire agli sposi un album con un taglio fortemente creativo, contemporaneo e senza tempo.

 

 

 

  • Quali sono le caratteristiche necessarie affinché tu possa considerare un lavoro concluso?

Direi quando “sento” di aver scattato tutte le fotografie necessarie per poter raccontare, con completezza e senza usare le parole, l’evento a una persona che non era presente.

 

 

 

  • Secondo te, i dettagli sono la chiave per creare uno stile fotografico vero e proprio o sono invece una risorsa tante volte eccessiva? Come sa un fotografo quando i dettagli sono troppi?

Difficile stabilire una linea del troppo, o del troppo poco. Le fotografie relative ai dettagli rappresentano una delle forme espressive che il fotografo può utilizzare. Abusandone all’interno di un album però si diventa ripetitivi e poco interessanti.

Allo stesso tempo una buona documentazione delle preparazioni, degli abiti o degli ambienti in funzione di quanto è stato scelto e organizzato dagli sposi in occasione di una giornata così speciale rimane uno splendido ricordo. All’artista è lasciata l’autonomia di trovare il giusto equilibrio.

 

 

 

  • Come fotografo, hai altre passioni oltre ai matrimoni?

Per scelta ho sempre e solo fotografato persone, quindi il reportage di viaggio lo sento vicinissimo a ciò che scatto abitualmente. Però amo anche il paesaggio, retaggio di famiglia dovuto a mio padre che ha fotografato davvero tanti luoghi.

Ne approfitto sempre nei miei viaggi, anche se solo con uno smartphone. La mia casa è ricca di cornici che ospitano i posti e i momenti che sto vivendo mentre mi sposto per raggiungere i clienti.

 

 

 

  • È dagli anni '90 che fai matrimoni. Ormai quanti ne hai "sulle spalle"?

Parecchi. Il numero preciso mi sfugge, ma una rapida stima di un anno fa mi avvicinava a quota mille.

 

 

  • Quanto è importante lo studio nell'ambito della fotografia?

Non è importante, è essenziale. La fotografia si alimenta di passione e richiede sensibilità e curiosità, prontezza e immaginazione, ma si esprime pienamente solo attraverso le competenze acquisite dallo studio.

Conoscere la storia della fotografia e gli interpreti che l’hanno esplorata e scritta, le leggi che la regolano e le strategie per infrangerle - magari utilizzando al meglio gli strumenti di cui oggi disponiamo - non sono degli optional, ma una dotazione necessaria per poter trasformare un sogno nel cassetto in una professione con successo.

 

 

  • Come sta cambiando la considerazione sociale e professionale dei servizi fotografici matrimonialisti?

La considerazione, così come la fotografia stessa, è cambiata e cambierà ancora, ma l’aspetto più importante è che è finito il periodo del pregiudizio verso questa specializzazione. Il riconoscimento professionale del fotografo di matrimonio nei tardi anni ’80 era, descrivendolo usando un eufemismo, generalmente basso.

Poi la curva ha cambiato direzione e oggi credo stia vivendo un bel momento, perché ogni evento straordinario nella vita di una persona è accompagnato da fotografie che non fungono più solo da ricordo, ma da vera e propria interpretazione creativa dei punti di vista del fotografo. La rete ha poi favorito la diffusione della fotografia di matrimonio e l’accettazione da parte del pubblico che è sempre più tangibile e concreta.

Ecco allora che un meraviglioso album e tutte le immagini scattate a corredo rappresentano un must-have irrinunciabile per ogni coppia che sta organizzando il proprio matrimonio.

 

 

 

  • Come si può emergere nel mercato, data la tanta concorrenza?

Lavorando bene, con competenza e impegno. La fotografia non mente mai: mostra il soggetto ripreso, ma racconta sempre di chi l’ha scattata. E se riesce a comunicare con efficacia al cuore dell’osservatore in maniera profonda, allora il più delle volte la scelta del fotografo è conclusa.

Per questi e altri motivi non penso che per un fotografo sia necessario emergere tra la concorrenza, ma piuttosto è importante che riesca a intercettare i giusti clienti per il proprio studio. 

 

 

 

  • Come vivi la crisi in Italia?

A livello interiore la vivo come la maggioranza della popolazione, con consapevolezza, incredulità per la situazione perdurante ma con forte speranza per un futuro più luminoso. Da fotografo invece posso ritenermi fortunato, perché i miei anni più impegnativi sono stati proprio quelli più recenti.

 

 

  • Il primo matrimonio come fotografo l’hai vissuto praticamente per caso. Raccontaci com'è andata e com'è nata la passione alla quale ti sei dedicato fino ad oggi.

Il primo matrimonio in verità l’ho vissuto in qualità di assistente. E dopo tre anni di affiancamento mi sono guardato allo specchio dicendomi che si, ero pronto a cominciare a mettere in pratica quanto imparato. Scoprii fin da subito che la fotografia di matrimonio possedeva davvero ciò che stavo cercando.

Ritrarre in tutta naturalezza persone che vivono un giorno così straordinario nella vita permette di fotografare emozioni, momenti, strutture, abiti o creazioni realizzate con fantasia da un numero considerevole di collaboratori, come i fioristi o un catering.

Per farlo, io viaggio continuamente e questo aggiunge interesse al tutto, permettendomi di esplorare usi e costumi diversi e di considerare la fotografia di matrimonio come uno dei lavori più belli al mondo.

 

 

 

 

  • Oggigiorno gli sposi si perdono tra i mille fotografi, cosa consiglieresti loro per la scelta di chi ha in mano il loro ricordo?

Consiglio agli sposi di scegliere il proprio fotografo seguendo l’ispirazione, ma con attenzione, perché il matrimonio è un evento importante e irripetibile. Rivolgersi a un professionista rimane imprescindibile e la tranquillità di sapere che le fotografie del proprio matrimonio saranno realizzate secondo lo stile che si preferisce penso sia meraviglioso.

In un settore come la fotografia i prezzi sono molto variabili, ma una richiesta eccessivamente bassa da parte di un fotografo dovrebbe far nascere forti dubbi nei clienti. La capacità di uno studio di garantire la qualità di ogni singolo album implica investimenti e costi che per forza di cose si riflettono sul listino al pubblico.

 

 

 

  • Qual è la caratteristica base perché un servizio fotografico matrimoniale sia ottimo?

Perché un lavoro sia ottimo deve essere stato scattato in totale autonomia creativa da parte del fotografo e allo stesso tempo superare le aspettative dei committenti. Se questi due fattori coesistono, le fotografie hanno raggiunto il massimo risultato in termini di espressività e soddisfazione, per i clienti e per il fotografo.

 

 

  • Che informazione ritieni utile conoscere prima di un matrimonio? Ci sono delle domande chiave da fare agli sposi?

Le informazioni sulla programmazione di una giornata così lunga sono fondamentali. Scoprire i desideri di ogni singola coppia è importante, conoscere i gusti e le preferenze per riuscire a interpretarli fotograficamente il mio vero obiettivo.

Nella maggior parte delle occasioni l’amore tra lui e lei è percepibile anche dagli sguardi che si scambiano, e in questi casi so che posso puntare a realizzare gli scatti che più amo, quelli ricchi di pathos e coinvolgimento, ma nella massima naturalezza.

 

 

 

  • Quanti minuti deve durare approssimativamente il video matrimoniale perfetto? E quante foto dovrebbe avere l’album ideale?

Ho la fortuna di lavorare con collaboratori che si occupano di video con gusto e sensibilità e lo sforzo in questo ambito è riuscire a creare un filmato che appassioni davvero, che visione dopo visione riesca a comunicare, valorizzandole, emozioni e momenti vissuti grazie a un ritmo perfettamente coordinato tra immagini e musica, e che accompagni lo spettatore dall’inizio alla fine in un fiato. In media riusciamo a raggiungere questi obiettivi grazie a montaggi di durate variabili tra i 7 e i 15 minuti.

L’album ideale invece è fatto di una selezione di scatti che scelgo personalmente. Cerco di contenere il numero tra le 80 e le 130 fotografie, ma molto dipende dal tipo e dal tenore del matrimonio ripreso.

 

 

  • Foto libro moderno o album tradizionale?

Meglio il gelato alla frutta o alle creme? Dipende dai gusti. Il fascino di una stampa fine-art impaginata in un album tradizionale fa presa su un gran numero di clienti, mentre uno spettacolare book rilegato a libro può offrire formati panoramici che amplificano l’impatto emozionale di ogni pagina.

A mio parere però l’aspetto più importante è il contenuto dello scatto, rispetto al modo in cui questo viene presentato. Essenziale rimane la qualità di stampa, che nel mio studio e dal mio partner Album Epoca è curata maniacalmente per assicurare a ogni cliente fotografie senza compromessi.

 

  • Quali sono stati i tuoi "maestri del passato"? Chi ti ha ispirato?

Ho avuto maestri che mi hanno insegnato sul campo e altri che mi hanno formato tramite i loro testi, mostre o letture e i nomi sono tanti. Alcuni non sono neanche fotografi, ma artisti esistiti prima dell’avvento della fotografia e tra loro probabilmente Rembrandt  è colui che mi ha dato di più nella gestione della luce.

Tra i fotografi che mi hanno stimolato però non posso citare la straordinaria capacità di ritrarre in naturalezza esaltando la bellezza di Eve Arnold, lo stile quasi letterario di Ferdinando Scianna, l’ironia di Elliott Herwitt o di Martin Parr, la profondità dell’animo umano di Paolo Pellegrin e la spettacolare speranza indicata da Sebastiao Salgado.

 

 

  • Quali sono i tuoi preparativi prima di andare ad un matrimonio? Rituali?

Preparo sempre personalmente la mia attrezzatura e, tra i rituali, dove possibile cerco di evitare gli ascensori. Nel tempo mi è capitato più volte di rimanervi bloccato, casualmente sempre con i clienti in cabina, ma a volte lo stop è durato fino a un’ora.

Mi è successo in hotel 5 stelle e in case private, quindi tutte le volte che posso salgo e scendo i piani camminando. Certo, se devo salire sul “Montparnasse” a Parigi rischio volentieri, altrimenti preferisco gli scalini, almeno quando sto lavorando.

 

 

 

  • Quando, dove e come deve essere un matrimonio per essere perfetto secondo te?

Un matrimonio nasce dal desiderio di legarsi per la vita e i modi per farlo sono quasi infiniti. Nel tempo ho fotografato in luoghi incredibili, ho fotografato persone di fama globale e con budget illimitati, in più continenti, ma alla fine ho capito che il matrimonio perfetto è quello che intimamente lui e lei celebrano grazie al loro amore.

Non è importante dove e in compagnia di chi, ma se c’è la magia dell’amore che si trasmette attraverso gli occhi e i sorrisi degli interpreti principali. Mi incuriosisce un lavoro che che scatterò tra un paio di settimane a New York. Solo lui e lei, con cerimonia in Central Park e una romantica cena a lume di candela sul fiume Hudson, con in mezzo tutta la giornata a disposizione per divertirci insieme in una delle città più affascinanti e ricche di spunti del mondo. A breve il mio sito racconterà anche di questa giornata assolutamente speciale.